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DC: MOLINARI E CHI STORCE IL NASO SI FACCIA UNA RAGIONE DEL RITORNO DELLO SCUDO CROCIATO PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe POTENZA   
Sabato 23 Aprile 2011 15:56

Al Direttore de Il Quotidiano della Basilicata Paride Leporace e alla giornalista Sara Lorusso
Giuseppe Potenza, segretario regionale DC Basilicata

 

La lezione storico-politica dell’ultimo segretario provinciale di Potenza della DC Giuseppe Molinari non è accettabile, non solo perché, come i massimi dirigenti nazionali dello scudo crociato, ha abbandonato la nave preferendo imbarcazioni più sicure e adatte alle proprie ambizioni personali, ma perché - dispiace dirlo per l’affetto umano che nonostante tutto nutriamo nei suoi confronti - Molinari ha una storia politica dal 1994 ad oggi tutt’altro che coerente ai valori autentici dello scudo crociato.
Tutti sanno che dopo la breve esperienza in Parlamento di fronte al rifiuto di una sua ricandidatura nel centrosinistra ha scelto l’Udc di Casini, e più di recente di guidare la coalizione di centrodestra al Comune di Potenza (in quell’occasione ci chiese i voti dei nostri dirigenti e candidati democristiani) sino ad oscillare da un partito all’altro. E ancora oggi non riusciamo a capire la sua collocazione politica.
Francamente è il meno adatto ad esprimere valutazioni sulla DC e tanto meno sul simbolo che lui insieme ad altri ha volutamente collocato nel “congelatore” dopo aver dissipato il patrimonio elettorale (e non solo, mi riferisco al patrimonio immobiliare del partito). Sono ancora più gravi politicamente le affermazioni sui nostri candidati perché Molinari cita il sen. D’Amelio (che noi sosteniamo direttamente a Ferrandina con una nostra candidata) come chi meriterebbe di presentare il simbolo e dimentica l’avv. Rocco Grieco, già consigliere regionale e sindaco di Pisticci, sicuramente un protagonista della storia della DC nel Materano e in Basilicata. Un democristiano autentico coerentemente tale per tutta la sua vita. Ma vorrei ricordare a Molinari che la nostra presenza in Basilicata non è certo nata alla vigilia di queste elezioni amministrative: il 17 febbraio 2008 a Potenza abbiamo tenuto il XX Congresso (l’ordine per noi è cronologico perché abbiamo ripreso l’eredità della gloriosa DC lucana senza nessuna interruzione) con una parola d’ordine che - ricordo - creò più di qualche preoccupazione nel panorama politico regionale. La parola d’ordine allora era “Torna la DC in Basilicata per rinnovare il patto con i lucani su valori popolari e sul futuro della Basilicata”. Il 28 febbraio 2010 abbiamo tenuto a Ferrandina il XXI Congresso Regionale per continuare un’impresa difficile (e lo è ancora oggi).
In tre anni abbiamo fatto molta strada, raccolto consensi, riaperto circoli, riavvicinato alla politica tanti giovani sfiduciati, abbiamo rilanciato la presenza dello scudo crociato, contiamo su amministratori comunali (a Policoro e a Pomarico). In un’era di “pentitismo generalizzato”, anzi con chi siede in Consiglio Regionale grazie alla storia della Dc e ai voti dei cattolici (almeno una dozzina di consiglieri su 30) e si vergogna del suo passato, insieme al calore, all’affetto della gente comune, possiamo essere soddisfatti, senza atteggiamenti nostalgici, di essere tornati ad essere “punto di riferimento” per i lucani, per i cattolici che credono nella politica come servizio, come accadeva negli anni sessanta-settanta quando la Dc era il partito votato da un lucano su due.
Dunque dopo aver colmato il vuoto di più di vent’anni di assenza dello scudo crociato dalle schede elettorali in Basilicata non siamo disponibili ad accettare né anatemi e né manovre di boicottaggio che oltre alle parole di Molinari si registrano da qualche tempo evidentemente da parte di chi tema il ritorno della DC e dei suoi consensi popolari.  Può anche non piacere ma il ritorno dello scudo crociato, dei democristiani della Basilicata è un fatto storico, reso possibile dall’impegno di tante persone nel Materano (le squadre dei candidati e i simpatizzanti) come in provincia di Potenza che ci ripaga di tanti sacrifici. Non è stato per nulla facile, persino per la ripresentazione del simbolo perché l’utilizzo del simbolo è una contesa legale che è durata per lunghissimi anni sino alla sentenza di Cassazione n. 25999/10 del 9 novembre 2010, depositata il 23/12/2010, che ci riconosce la possibilità dell’utilizzo dello scudo crociato. Molinari – dal quale ci saremmo aspettati un’autocritica come è avvenuto di recente da parte del Presidente sen. Colombo sugli errori commessi ed invece ha perso un’occasione per tacere - e chi da qualche giorno storce il naso deve farsene una ragione. Noi pensiamo che proprio nel progetto, rimasto incompiuto, di Aldo Moro sia possibile ritrovare l’attualità dell’impegno ieri come oggi della classe dirigente e politica di cattolici per far avanzare la democrazia. Un’attualità sintetizzabile in tre parole: inclusione, pluralismo sociale e compimento della democrazia.
Giuseppe Potenza, segretario DC Basilicata

 

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