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REFERENDUM: DC, DOPO ESPERIENZA ACQUEDOTTO LUCANO DUE NO A SCHEDE SU ACQUA PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio stampa Dc Basilicata   
Lunedì 06 Giugno 2011 16:33

aquedotto lucano “Se il modello di gestione pubblica dell’acqua in Basilicata è quello che ci viene da Acquedotto Lucano, da Acqua spa e dai Consorzi di Bonifica, meglio la privatizzazione con due NO nelle schede del referendum”. A sostenerlo, in una nota, è la segreteria regionale della DC.
“Adesso che nel Pd è stato scoperto l’ “altarino” ed è diventato persino possibile criticare (a porte chiuse) l’operato del presidente di AL Mitidieri, è necessario, prendendo ad occasione l’imminente referendum – a parere della DC - compiere un’operazione verità su quello che si autodefinisce “un efficace modello di corporate governance, capace di aumentare il valore dell’azienda e di restituirlo ai cittadini della Basilicata in termini di qualità del servizio idrico integrato”. La presenza dei Comuni e della Regione tra i soci di AL non garantisce risultati efficaci e soddisfacenti e somiglia sempre più ad uno specchietto per le allodole, mentre la debitoria complessiva a carico della Regione per ripianare i deficit dei Consorzi di Bonifica raggiunge cifre di alcune decine di milioni di euro l’anno. Altro che risparmio: un ente autenticamente privato, naturalmente “condizionato” dal pubblico per tariffe e servizi, specie in direzione di famiglie e cittadini disagiati, degli agricoltori e dei piccoli imprenditori, non solo non produrrebbe una tale situazione ma anche utili. E a proposito di utili, nei giorni scorsi – evidenzia la DC – la struttura regionale che sovrintende il Programma Speciale Senise alimentato dalle royalties derivanti dalla cessione dell’acqua alla Regione Puglia (36 milioni di euro) ha dovuto ammettere che la spesa è ancora lenta. In questo quadro c’è poi la società del tutto inutile, se non magnanimemente definibile doppione, Acqua spa. Inoltre, c’è da mettere il naso nel Piano d'Ambito per la gestione delle risorse idriche in Basilicata che ha previsto investimenti per 1.152 milioni di euro; altri 350 milioni di euro, da utilizzare per la salvaguardia delle risorse e dell'ambiente, provenienti dall'Accordo di programma quadro (APQ) stipulato tra la Regione ed il Governo. Ci sono validi motivi per chiedere ai cittadini lucani, come forma di protesta, di votare NO ai quesiti referendari sull’acqua. Sarebbe inoltre – sottolinea la DC – un segnale forte per scuotere il Governatore, la Giunta e il centrosinistra a non giocare più sull’acqua e soprattutto sul “potere” che produce l’acqua in termini di consensi e reti di appalti e clientele”.

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Giugno 2011 17:26
 

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